LAMALITE

Ultima settimana d’apertura allo ‘Spazio Espositivo Pagani’ presso il Palazzo Bracci Pagani a Fano in corso Matteotti n. 97, per la mostra di rilevanza nazionale dal titolo “2020 Nuova Fotografia Italiana / corpo e memoria”, che sarà fruibile dal giovedì alla domenica dalle 17.30 alle 19.30 con ingresso libero. Visto il successo di pubblico e critica la mostra è stata prolungata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fano fino a domenica 8 gennaio 2023, giorno in cui avverrà la presentazione alle ore 17.30 del progetto “Lamalite”, archivio degli archivi dell’Appennino italiano, con l’intervento degli autori Giuseppe Boiardi e Pierluigi Tedeschi, i quali presenteranno il libro “Raccontare l’identità artistica e culturale della dorsale nazionale”, la prima pubblicazione con lavori dei fotografi: Giuseppe Boiardi, Luigi Menozzi e Mimmo Spadoni.

“LAMALITE” è il nome del nascente archivio dell’arte contemporanea e della cultura dell’intero arco appenninico. Un archivio degli archivi destinato a raccogliere da tutta Italia opere di fotografi e videomaker, paesologi, scrittori e scrittrici, poeti, registi e così via. E’ l’ambizioso progetto lanciato da Giuseppe Boiardi, fotografo, e Pierluigi Tedeschi, scrittore e performer, per ricercare l’identità artistica e culturale della dorsale nazionale. Dopo il debutto a Reggio Emilia, terra d’origine degli autori, il progetto verrà presentato domenica 8 gennaio 2023 a Fano, a cura di Centrale Fotografia.

LAMA LITE è una cresta dell’Appennino Tosco-Emiliano, presa a simbolo della “spina dorsale del corpo Italia”, la catena appenninica, una sorta di confine interno lungo 1.500 chilometri, di cui il progetto vuol essere “memoria e chiave”. Lama che per secoli ha diviso e unito genti diverse, tra odi e contaminazioni culturali, tra contrabbando e commerci, dalla Liguria alla Sicilia. “Litigare… di qua e di là della schiena appenninica, di qui e di là del profilo dei monti. Per secoli, per una torbiera più ricca, per un agnello in più da sfamare, per una scodella in più di latte…”. Montagne che poi anche “dividono le acque ed uniscono gli uomini”. Lama che è stata il cuore della cultura italiana ed europea, dei monasteri e dei comuni. Che cultura esprimano oggi gli Appennini è la domanda del progetto.

“Una grande quantità di lavori artistici sono stati realizzati lungo gli Appennini – afferma Boiardi – ma raramente sono stati letti quali frammenti di una realtà più grande e complessa. Si provi a pensarli raccolti, indicizzati, divulgati all’interno di un unico contenitore dal quale attingere per studiare, ispirare, creare o più semplicemente ricordare. Un archivio vivo”.

La sfida è quella di cercare i segni di un’identità in quell’arte che vuol interpretare l’Italia centrale e montanara, il 75 per cento del territorio nazionale, fatta perlopiù di piccolissimi paesi e comuni. Ricercare cosa sia oggi l’Italia del medio e alto Appennino, tra spopolamenti e turismo, tra terremoti, dissesto e ricostruzioni, e cosa stia rinascendo nelle nuove forme di vita e di arte in questo “non luogo” della coscienza nazionale, ricco di storia, cultura, bellezza, povero di adeguata attenzione. “Vogliamo dare una forma a quello che forma non ha – continua Boiardi – , che di fatto esiste, ma di cui non c’è consapevolezza. Un archivio come un luogo dinamico, per fare ricerca, conoscere le espressioni artistiche che riguardano gli Appennini”.

Il progetto “Lamalite” raccoglierà a cadenza annuale frammenti d’archivio d’Appennino. La prima pubblicazione unisce quattro lavori dalla cifra comune, e si apre con il brano “Lama Lite” di Tedeschi. A seguire tre progetti in bianco e nero sull’Appennino reggiano. Le immagini di Luigi Menozzi provengono dalla sua ricerca pluriennale sulla Pietra di Bismantova, cantata da Dante, con immagini che escono dal cliché e vedono le rocce legare terra e cielo in un asse quasi sacrale. Il senso del sacro ritorna nelle fotografie a Cerreto Alpi di Mimmo Spadoni, dal cui profondo nero emergono accenni di presenze umane e animali. Una montagna corporea come una deposizione o un parto è quella di Giuseppe Boiardi, nomade tra il Bocco di Casina e il passo del Cerreto. Una comune ricerca di essenzialità e di senso, alla quale l’Italia minore, la profonda provincia, tutta da indagare, può forse ancora offrire una opportunità.

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