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PAOLA DI BELLO

Milanese di adozione, Paola Di Bello è nata a Napoli nel 1961. Fotografa e videomaker, si forma come artista nello studio del padre Bruno, uno degli artisti italiani che negli anni Settanta scelgono lo strumento fotografico in modo più radicale. Dopo anni di lavoro come sua assistente, si licenzia, esce di casa e inizia a viaggiare (Londra, Berlino, Parigi). Quando torna propone i suoi lavori fotografici alla Galleria Care-of dove realizza la sua prima personale nel 1990. Ha così inizio la sua carriera artistica collaborando anche con il “talent-scout” Luciano Inga-Pin, che insieme al Care-of rappresentano le gallerie più fertili nel panorama artistico giovanile milanese. Nel 2000 vince una borsa di studio in Florida presso l’ACA che la porterà a collaborare con William Kentridge e Marc Dion nella residenza di Civitella Ranieri. Dal 2006 è titolare della cattedra di Fotografia dell’Accademia di Brera, dove attualmente coordina il Biennio specialistico di Fotografia. La sua ricerca indaga alcune delle problematiche sociopolitiche che delineano la città contemporanea, entrando in situazioni di vita quotidiana, spesso caratterizzate da un profondo disagio umano, e determinando uno spostamento del punto di vista. Ha ideato campagne fotografiche sul tema delle periferie urbane, delle favelas sudamericane, degli homeless e delle comunità Rom, viaggiando tra New York e Baghdad, Tokyo e Napoli, la Romania e Mirafiori. Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero tra cui ricordiamo: nel 2001 The Overexcited Body al Sesc Pompeia di São Paulo e a Palazzo Reale a Milano; nel 2003 50a Esposizione Internazionale d’Arte Biennale di Venezia; nel 2006 Biennale di Corea; nel 2007 La parola nell’arte al Museo Mart di Trento e Rovereto; nel 2009 Biennale di Praga e alla Biennale di Lione; nel 2010 collezione Consolandi al Museo Maga di Gallarate e alla mostra Community al Museo Marca di Catanzaro; nel 2011 Mappamundi al Museo Berardo di Lisbona. Nel 2008 è uscito il libro Bildung per Damiani Editore e nel 2004 la rivista Domus le ha dedicato la copertina.
Suoi lavori sono presenti nelle migliori collezioni d’arte tra cui il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo. (fonte: fotografiaeuropea.it)

Guarda le foto dell’intervento di Paola Di Bello a Centrale Fotografia: Antropologia dello sguardo.


Ando Gilardi

Marcello Sparaventi e Ando Gilardi 2006 W

Da sinistra: Marcello Sparaventi e Ando Gilardi, nel 2006.

ANDO GILARDI – L’arte che nasce dall’arte, che nasce dall’arte, che nasce dall’arte

Arte che nasce dall'arte...visitatori

Saletta Nolfi (Antico Oratorio della chiesa di San Pietro in Valle) a Fano in Via Nolfi
dal 27/01/2007 al 7/02/2007

Mostra a cura di Marcello Sparaventi, allestimento di Sandro Rivelli.

Inaugurazione il 27 gennaio 2007 ore 17:30; presentazione di Pierpaolo Loffreda, docente di storia del cinema all’accademia di Urbino.

Enorme successo di pubblico: in chiusura si sono registrati più di ottocento visitatori, è la prima presenza digitale di Ando Gilardi in centro Italia; notevole considerazione data all’evento sulla stampa regionale; rilevata anche la visita di alcune classi scolastiche accompagnate dai docenti i quali sono entrati subito in contatto telematico diretto con Gilardi.

M. Sparaventi e P. Loffreda

Gilardi al telefono con Radio Fano

Intervista di Anna Rita Ioni per Radio Fano FM 101,100 – 100,900 – 102,750 – Marcello Sparaventi in studio e Ando Gilardi in collegamento telefonico

Testi estratti dal catalogo:

Una mostra nata come…

Penso davvero che questa sia una mostra perlomeno insolita e per alcune ragioni che voglio elencare: primo, per la tecnica di fabbricazione delle immagini; secondo per la loro origine; terzo per come è cominciata. Cominciamo da quest’ultima: un giorno è venuto a trovarmi nel paesucolo dell’ Alto Monferrato dove vivo, come si suol dire per commuovere, “i miei ultimi giorni” l’amico Marcello Sparaventi il quale crede davvero – e la cosa mi diverte – che sono un “grande” fotografo. Aveva con sé un portatile e mi chiese se gli lasciavo copiare qualche file delle mie “opere” e anche questo nome mi diverte. Gli ho aperto il mio archivio, tutto, che ne contiene migliaia, e lui ha passato tre giorni a fare copia e incolla, copia e incolla, copia e incolla. Alla fine credo che gli facesse male la testa: posso, mi ha detto, stamparne qualcuna? Puoi stampare quello che vuoi. Posso farne una SUA mostra a Fano? Puoi fare una TUA mostra. Ma le immagini sono SUE! Ma i file che hai incollato nel tuo portatile sono tuoi: io li avrò fatti ma tu li hai presi. Il dialogo amichevole e divertente è continuato per un pezzo ma Marcello non si è convinto e adesso ha voluto metterci il mio nome.

E cosí ancora una volta non sono riuscito a spiegarmi e a convincere che le fotografie, e i file delle fotografie, non si fanno ma si prendono. Pensate, ci sono milioni di fotografi artisti che non si rassegnano all’idea che quando eseguono, alcuni dicono catturano ed è più giusto, un’istantanea non la fanno ma la prendono con un attrezzo che la fa. Ripeto e non potete negarlo: la prendono con un attrezzo, un apparecchio, un portatile, che la fa. Ora tutti poi abbiamo la vanità, se facciamo una mostra, di firmarla con il nostro nome, di dire che siamo gli autori, ma questa per quanto simpatica e innocua è francamente paranoia. E resta il fatto che comunque, se proprio si crede necessario, che il nome, la firma dell’opera è dell’ultimo che l’ha presa. Ora dunque di questa mostra la firma giusta è Marcello Sparaventi (…)

Ando Gilardi

Segni e colori molto affascinanti

(…) La mostra vuole rappresentare il laboratorio digitale di Ando Gilardi, molto contaminato dalle correnti storiche del novecento e vuole segnalare la continuità intellettuale che esiste tra il fotografo Gilardi che inizia a fotografare nel 1945 con lastre di vetro sensibile, studioso-ricercatore, fondatore di riviste e della Fototeca storica, autore di numerosi libri, e il Gilardi di oggi artista totalmente impegnato, esperto di elaborazioni digitali dalla fine degli anni novanta. Sono state scelte per la mostra di Fano circa cento immagini che sono simbolicamente allestite in sette gruppi: gli autoritratti, l’arte che nasce dall’arte, le donne vere digitali, la favola, gli alberi, Cristo spirali, Sara e i Gatti.

Le fotografie di Gilardi sono sorprendenti, immagini elaborate e molto belle, che attraversano la storia dell’arte e la riconducono a nuovi orizzonti estetici e politici. Gilardi stravolge i capolavori dei maestri, viola i codici della prospettiva e della natura, fa di ogni donna una Gioconda coi baffi ed è coinvolgente per lo stupore ludico del colore improbabile espresso nelle opere.

Vedrete che gli argomenti che Gilardi ha studiato per tutta la sua vita, ora si sono materializzati in segni e colori molto affascinanti, che hanno la forza di evocare concetti, con la grande coerenza e causticità che sempre hanno caratterizzato la sua scrittura. Sono le nuove immagini digitali di un “grande vecchio” della fotografia italiana.

Marcello Sparaventi.